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Fisioterapista

Fisioterapista: 7 cose da sapere sul suo lavoro

1. Chi è il fisioterapista?

Il fisioterapista è un operatore sanitario in possesso della laurea in fisioterapia, requisito – questo – che gli conferisce l’abilitazione all’esercizio della professione. I suoi campi d’intervento sono: la prevenzione, la cura e la riabilitazione della funzione motoria dell’organismo. 

Egli svolge la sua attività in strutture sanitarie, pubbliche o private, come libero professionista o come dipendente.

Tutto questo, e non solo, si legge nel Decreto 14 settembre 1994, n. 741.

2. Cosa fa il fisioterapista?

Nel medesimo Decreto, al comma 2, vengono altresì specificate le competenze del fisioterapista. Queste sono:

  • elaborare, anche in equipe multidisciplinare, un programma di riabilitazione commisurato alle specifiche esigenze del disabile;
  • eseguire terapie manuali, massoterapiche e strumentali per la rieducazione funzionale delle disabilità motorie, psicomotorie e cognitive del paziente che siano esse di natura congenita o traumatica;
  • proporre l’adozione di protesi e ausili, addestrare all’uso e verificarne l’efficacia;
  • monitorare i progressi nel percorso di recupero e appurare che rispondano agli obiettivi prefissati.

3. Cosa cura il fisioterapista?

Il fisioterapista può operare nell’ambito di una o entrambe queste due specializzazioni: 

  1. patologie ortopediche dell’apparato muscolo scheletrico, tra cui i traumi e gli infortuni, le patologie croniche, quelle degenerative e i difetti di postura;
  2. patologie di origine neurologica che provocano deficit di mobilità, come ictus, aneurisma cerebrale, o malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson, la sclerosi multipla, la Sla o le distrofie muscolari.

3. Quando rivolgersi al fisioterapista?

Il comune denominatore dei pazienti che si rivolgono al fisioterapista è la manifestazione del dolore. A questo, non di rado, si aggiunge la conseguente limitazione della mobilità.

Alla luce di questi due fattori, il paziente – ricevuta dapprima la diagnosi da parte di un medico – sarà indirizzato, laddove necessario, verso un centro di fisioterapia per sottoporsi a trattamento riabilitativo. Per lo più, ciò avviene nei casi di:

  • traumi muscolari (strappi, lesioni o contratture);
  • fratture ossee;
  • contusioni, distorsioni o lussazioni;
  • lombalgia, sciatalgia, lombosciatalgia, cervicalgia e/o cervicobrachialgia;
  • deformazione della colonna vertebrale (scoliosi, cifosi e lordosi);
  • ernie e protrusioni del disco;
  • tendinopatie;
  • lesione dei legamenti;
  • difetti di postura;
  • artrosi;
  • artriti;
  • riabilitazione post-intervento;
  • riabilitazione dopo impianto di protesi.

5. Qual è la differenza tra fisiatra e fisioterapista?

Ci sono 3 differenze sostanziali tra il fisioterapista il fisiatra. 

  1. Il percorso formativo: il fisioterapista è un professionista che ha conseguito la laurea triennale in fisioterapia; il fisiatra, invece, è laureato in medicina, con specializzazione in fisiatria. Dunque, se il primo è un operatore sanitario, il secondo è un medico.
  2. Le competenze: il fisiatra raccoglie l’anamnesi, effettua l’esame clinico e definisce la diagnosi del paziente. Dopodiché, se necessario, prescrive un trattamento riabilitativo da eseguirsi con il fisioterapista. Le due figure professionali, quindi, intervengono in due fasi diverse – ma connesse – all’interno del percorso di cura del paziente.
  3. Il rapporto col paziente: generalmente, l’incontro con il fisiatra è limitato alla prima visita di controllo (salvo diverse necessità). Una volta identificati causa, sintomi e terapia, infatti, spetterà poi al fisioterapista proseguire. Ed è infatti con quest’ultimo che il paziente instaura, di norma, un rapporto diretto e duraturo, almeno fino al completo raggiungimento degli obiettivi prefissati.

6. Qual è la differenza tra osteopata e fisioterapista?

È bene fare anzitutto una premessa: in Italia, la figura dell’osteopata è stata riconosciuta solo in tempi (relativamente) recenti, ovvero nel 2018, grazie all’entrata in vigore della Legge Lorenzin. Questo è uno dei motivi per cui, per questa professione sanitaria, non è stato ancora ideato uno specifico percorso di formazione universitaria.

Detto questo, è possibile identificare 2 differenze tra l’osteopata e il fisioterapista.

  1. L’approccio diagnostico e terapeutico: se il fisioterapista è solito trattare la sintomatologia locale mirando alla regione che manifesta dolore, l’osteopata ha, invece, una visione più globale, olistica, sia nella diagnosi che della terapia. L’obiettivo dell’osteopatia, nota anche come medicina osteopatica, è infatti quello di ripristinare l’equilibrio e l’armonia fisica nella sua totalità, andando a stimolare i meccanismi di autoguarigione insiti nel corpo umano.
  2. Gli strumenti: l’osteopata sfrutta esclusivamente le proprie mani, con le quali effettua le manipolazioni; il fisioterapista oltre alle tecniche manuali adopera anche apparecchiature elettromedicali, tra cui – per citarne alcune – il laser, i magneti, le onde d’urto o, ancora, i macchinari per la tecarterapia o la crioterapia. 

7. Qual è la differenza tra chiropratico e fisioterapista?

  1. L’approccio: come l’osteopatia, anche la chiropratica – che rientra nell’ambito della medicina alternativa – è olistica. È dunque una pratica che – diversamente dalla fisioterapia – guarda al corpo come un unicum interconnesso, capace di autoregolarsi e automedicarsi. 
  2. Il focus: l’attenzione della chiropratica va unicamente – ma non limitatamente – al sistema nervoso. Il chiropratico si concentra sulla diagnosi, sul trattamento e sulla prevenzione delle malattie meccaniche del sistema muscolo-scheletrico, nella convinzione ch’esse siano tutte – indistintamente – connesse alle funzionalità del sistema nervoso e della colonna vertebrale in particolare. 
  3. Gli strumenti: anche la chiropratica, al pari dell’osteopatia fa uso delle sole mani. La tecnica manuale usata è la manipolazione della colonna vertebrale. Il chiropratico non prescrive farmaci e non usa strumentazioni medicali.